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Il Palazzo del Capitano del Popolo

Il Palazzo del Capitano del Popolo Non si può parlare di questo edificio senza prima aver fatto un breve accenno alla prospiciente piazza Matteotti, autentico punto nodale della vita quotidiana dei perugini e originariamente chiamata “del Sopramuro”: in effetti, mai denominazione fu più azzeccata, visto che effettivamente la piazza poggia su un grande muro urbico di epoca etrusca, che aveva funzione di sostegno e contenimento. Essendo la zona estremamente scoscesa e soggetta a smottamenti, le autorità comunali decisero, nel 1273, di avviare la costruzione di un nuovo, imponente muro di sostegno, a cui fu attribuito l’impegnativo nome di Muro Civitatis. Questa muraglia, realizzata esternamente al muro etrusco e rinforzata con poderosi contrafforti, fu completata nel 1276 e ancora oggi la sua posizione delimita esattamente i confini della piazza. Successivamente i contrafforti furono uniti da grandiose volte (i cosiddetti “arconi”) che inglobarono un isolato edificio sottostante, fino allora utilizzato come prigione: nel 1202 essa aveva annoverato fra i propri “ospiti” quel Francesco di Bernardone che, non ancora avviato sulla via della santità, era stato fatto prigioniero durante una delle tante scaramucce tra Perugia e Assisi. Tra il 1472 e il 1481 gli architetti lombardi Gasperino d’Antonio e Leone di Matteo edificarono il pregevole palazzo del Capitano del Popolo, eretto in corrispondenza della vecchia prigione. Esso era più alto di un piano rispetto a come lo vediamo oggi e sulla sua sommità si stagliava un’elegante merlatura guelfa, assai simile a quella del Palazzo dei Priori: sia l’ultimo piano che i merli furono gravemente danneggiati dal rovinoso terremoto del 1741 e per questo demoliti senza più essere ricostruiti. La lunetta posta sulla sommità dello splendido portale contiene una pregevole statua raffigurante la Giustizia, munita di spada e col viso mosso da un enigmatico sorriso. Al di sotto di questa si legge la scritta “Iustitiae virtutum domina” (Signora delle virtù della giustizia), con la data del 1472, mentre ai fianchi della lunetta si notano due grifi (simboli della città) che artigliano un vitello e un montone. A lato del portale si affaccia la stupenda Loggia del Banditore, finemente decorata e sorretta da mensoloni, da cui si promulgavano gli editti e le ordinanze dei magistrati. Nel governo cittadino, il Capitano del Popolo affiancava il Podestà ed aveva in comune con questo il requisito di essere forestiero: mentre il Podestà, in concorso col Collegio dei Priori, deteneva il potere politico e amministrativo, il Capitano del Popolo era investito del potere militare e di parte di quello giudiziario. In seguito, divenne la residenza del Bargello, il comandante delle guardie comunali, e per questo l’edificio è anche conosciuto come palazzo del Bargello. Negli anni tra il 1472 e il 1476, per iniziativa e a spese dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia, fu realizzata una lunga teoria di botteghe prospicienti la piazza, così da unire il palazzo del Capitano del Popolo ai preesistenti fabbricati dell’Ospedale siti in quella che oggi è chiamata via Oberdan. Quindi, a partire dal 1483 e sempre a spese della potente istituzione ospedaliera, iniziarono i lavori per la sopraelevazione delle botteghe, per opera di Gasperino d’Antonio. Ai lavori prese parte anche un artista del calibro di Fiorenzo di Lorenzo (1440-1525), cui sono da attribuire le diciotto splendide finestre crociate sugli architravi delle quali campeggia una frase biblica, e si conclusero solo nel 1512, anno in cui, secondo il volere di papa Sisto IV della Rovere, si trasferì in questa nuova struttura lo Studium perugino (l’Università degli Studi). A partire dai primi anni dell’Ottocento, in concomitanza con l’occupazione napoleonica e visto il trasferimento dell’Università nell’ex convento degli Olivetani a Montemorcino, sia il palazzo del Capitano del Popolo che l’attiguo edificio dello Studium furono destinati ad ospitare gli uffici giudiziari, una prestigiosa destinazione d’uso che tuttora si perpetua.