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Il Palazzo ex enel

Il palazzo ex Enel La produzione di energia elettrica a Perugia venne affidata, sul finire dell’Ottocento, alla S.A.E.U (Società Anonima Elettricità Umbra), filiale umbra del gruppo tedesco Siemens-Shukert; l’energia elettrica avrebbe alimentato la costituenda rete tramviaria e la nuova rete di illuminazione pubblica, in sostituzione degli antiquati lampioni a gas. La fondazione di tale Società coincise con il mandato amministrativo del sindaco Ulisse Rocchi (1893-1902). Il 20 settembre 1899, alla presenza di molte autorità politiche arrivate da tutta Italia, il sindaco inaugurò il nuovo “tramway” elettrico e nel marzo dell’anno successivo venne approvato il “Regolamento per l’esercizio della tramvia elettrica a Perugia”. Nel 1899 venne inoltre accordato alla Società il permesso di edificare su una superficie di 1700 mq. il nuovo impianto per la produzione di elettricità, che avrebbe assunto, nel linguaggio comune dei perugini, la usuale denominazione di “officina elettrica”. In effetti, più che di un’officina si trattava di una vera e propria centrale per la produzione di energia elettrica, alimentata da bruciatori a carbone e gas.; non a caso, in molte fotografie dell’epoca si nota un’altissima e svettante ciminiera, ora non più esistente. Nel nuovo impianto trovarono occupazione centocinquanta addetti. La costruzione di questo imponente edificio, su un’area anticamente chiamata Campo Battaglia, comportò la realizzazione di importanti opere di fondazione, essendo la superficie poco affidabile e costituita, per lo più, da materiale di recupero. Non a caso, lo storico Raniero Gigliarelli nella sua “Perugia antica e moderna” (1907) riporta: “Gli annali decemvirali fin dal 1297 parlano del Campo Battaglia e accennano al fatto ch’esso era da tempo antichissimo situato in questo medesimo luogo sopra di cui la città forma ampio teatro, perché avanti al secolo XV la piazza del Sopramuro aveva, invece dei fabbricati, un lungo parapetto che serviva agli spettatori nelle giornate di combattimento al Campo”. Il combattimento era la famosa e cruenta “Battaglia dei sassi” o “Sassaiola” che, per addestrare i giovani dei vari rioni perugini all’arte guerresca, qui si svolgeva ogni primo marzo, festività del patrono cittadino Sant’Ercolano, e che venne abolita nel 1425. La stessa area fu usata anche come luogo per le esecuzioni capitali (forca, decapitazione o rogo) che vennero eseguite fino al 1583. L’edificio comprendeva la sala delle macchine, quella delle caldaie, il locale delle pompe col depuratore d’acqua ed il magazzino capace di contenere circa 500 tonnellate di carbone. Adiacente a questi locali era la palazzina di cinque piani, dei quali i due inferiori erano adibiti a locali per le batterie di accumulatori, il primo piano ad uffici di amministrazione e i due superiori ad abitazioni per il direttore e per il capo officina. Da porta Santa Croce (i cosiddetti “Tre Archi”) una diramazione del binario del tram consentiva il trasporto del carbone dalla stazione ferroviaria all’officina elettrica. Sempre nel 1899 la Giunta municipale stipulò con la stessa Società (che nel 1931 sarebbe stata assorbita dall’U.N.E.S.) un ulteriore contratto per l’illuminazione cittadina, che prevedeva l’uso di lampadine di moderna concezione: queste nuove lampade, oltre a fornire maggiore intensità luminosa, avevano il vantaggio di ridurre drasticamente gli oneri a carico del Comune. Con la nazionalizzazione dell’energia elettrica nel 1962 e la creazione dell’E.N.E.L., l’immobile passò a questo ente che ne riconvertì la destinazione, da centrale elettrica a sede di uffici tecnici ed amministrativi. Dal 2007 ospita gli uffici penali del Tribunale.